lunedì 15 ottobre 2018

Esercizio di scrittura


Vi offro una fotografia, ma poiché non voglio usare persone conosciute, metto la copertina del mio libro togliendo titolo e casa editrice.

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lunedì 8 ottobre 2018

Il mio potere


Nell’articolo “Dove faccio ricerche”, pubblicato il 1° ottobre, nomino un periodo, nella stesura di un romanzo, che chiamo del mio potere. È l’intervallo fra l’incipit e il momento delle ricerche, anche se la sua durata è variabile.

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NB!


Ho scoperto, grazie a un’amica, che non tutti lasciano un commento perché bisogna avere l’account con Google. Inoltre i commenti lasciati scompaiono subito. Ho già chiesto informazioni al gruppo di supporto. Nel frattempo usate il modulo per i contatti che trovate a fine home page. Quello funziona! Aspetto commenti, idee, suggerimenti.
Grazie
Morena

lunedì 1 ottobre 2018

Dove faccio ricerche


Entro in una biblioteca e il mio cuore accelera. Davanti a me, su scaffali più o meno alti, si dispiega il sapere.

Quando lavoro a un libro, parto con le ricerche? No. Non programmo un periodo di ricerche prima di costruire la storia. Non abbozzo la trama né costruisco i personaggi. Questo viene dopo. Almeno per me. Io inizio con la scrittura. Mi siedo e scrivo. Poi, però, arriva il momento delle ricerche. Fra l’inizio e questo momento c’è il periodo che chiamo del mio potere (del quale parlerò prossimamente). Decido io. Comando io. Gestisco io trama, ambiente e personaggi. Dopo il mio potere si dissolve.

Ritorno alle ricerche.

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lunedì 24 settembre 2018

Comunicazione importante!

In attesa di riuscire a inserire il MODULO CONTATTI in una pagina apposita (passo per il quale sto studiando), vi comunico che in fondo alla Home page avete, da questo momento, la possibilità di scrivermi una mail. Attendo speranzosa!

Pordenone legge


Pordenone legge. Io guardo.
Scorro i titoli e viaggio. Dentro di me e fuori, nel mondo. Ogni dorso mi viene incontro, vuole farsi vedere, conoscere, acquistare. Spesso mi sento stretta in un abbraccio che talvolta mi stritola a causa della mia incapacità di considerare ogni cosa, ogni argomento, ogni branca del sapere.

Copertine che ammiccano, che cercano di far rallentare lo sguardo. Le accarezzo, bevo e mangio i titoli, li assorbo. Fra mille pensieri che si rincorrono si insinua un esercizio che ho trovato ne “L’arte della magia” di Phyllis Curott mentre lo consultavo per il mio nuovo libro. Nel capitolo sulla divinazione si trova “L’angelo della biblioteca” ovvero come avere risposte consultando i titoli dei libri e lasciandosi guidare dall’istinto. Così passeggio e butto l’occhio su alcuni titoli ignorandone altri: La parola magica, Lascia dire alle ombre, Notte di stelle, A casa di Jane Austen, La stanza delle meraviglie. Confinano, al loro interno, argomenti che da sempre mi affascinano: scrittura, magia, energia in tutte le ramificazioni che può prendere, supportare, sopportare. Alla fine ho acquistato. Il piacere della lettura di Proust. Ricordi, sogni, riflessioni di Jung. La vita di Irène Némirovsky di Philipponnat e Lienhardt. Le consolazioni della filosofia e L’arte di viaggiare di De Botton.

Inseriti tutti in una borsa, ho vagliato l’ampia offerta di incontri con autori e ho scelto. Mi sono avvicinata al tendone per l’immancabile fila, ho ascoltato (per correttezza, per come è andata a finire, non scrivo il nome dei relatori) e dopo dieci minuti ho decretato: “Basta!” Mi sono sentita in overdose, da tutti i tipi di informazione, dai giornali alla televisione. Adesso ho bisogno di decelerare: leggo libri che mi fanno rilassare (forse questo pensiero avrebbe dovuto arrivare prima dei miei acquisiti?) e scrivo, perché, per me, è giunto il momento di buttar fuori tutto ciò che ho incorporato in anni di studio.

Quindi ecco l’articolo

lunedì 17 settembre 2018

Il caffè del mattino


Ho già parlato del mio scrivere seduta al tavolino di un bar. Per nulla originale, ma sapere che anche Simone de Beauvoir trovava ispirazione fra tazze e bicchieri nel caffè parigino Les Deux Magots, beh, dal mio punto di vista, è un valore aggiunto.

Attraverso il titolo, però, si può essere condotti a pensare al caffè anche come liquido nero, forte, aromatico, dolce o amaro. Una tazzina, irrinunciabile per molte persone, ti accompagna e ti introduce nella giornata. Lo fa con la carica e l’affetto di un amico.

Io, nell’ordinazione, alterno il caffè al cappuccino, ma lì, con la tazza davanti, nel mio bar preferito (d’accordo ne ho più d’uno), sciorino carte stampate pronte per essere corrette, blocco su cui sviluppare idee e argomenti, libro per risvegliare la voglia di conoscere e costruire il mio sapere.

E mi sento viva, estremamente viva e ansiosa di procedere, passo passo, ora dopo ora, in una giornata che, immediatamente dopo questo rito, assume i connotati della gioia e dell’entusiasmo.

Voi, da che cosa traete gioia ed entusiasmo?